L’ordinanza n. 1781 del 26 gennaio 2026 della Corte di Cassazione ha precisato i termini entro cui i Comuni devono notificare gli avvisi di accertamento per TARI e IMU, distinguendo chiaramente tra due momenti: la fase dell’accertamento e quella della riscossione.
In particolare, la Corte ha ribadito che il termine di cinque anni riguarda l’attività di accertamento in senso stretto: entro questo periodo il Comune deve notificare l’avviso, altrimenti il credito tributario si prescrive. Diversamente, il termine di tre anni si riferisce esclusivamente alla fase successiva, cioè alla riscossione coattiva.
In sostanza, una volta che l’avviso di accertamento diventa definitivo — perché non impugnato oppure confermato da una sentenza passata in giudicato — il Comune ha tre anni di tempo per notificare l’atto di riscossione. Se questo termine viene superato, l’ente perde il potere di riscuotere il tributo.
ESEMPIO:
Annualità: 2014
Termine per notificare accertamento: 31.12.2019 (5 anni)
Se notificato e divenuto definitivo:
Termine per riscossione: 31.12.2022 (3 anni)
✔️ Dopo il 2022 → il Comune non può più riscuotere, anche se l’accertamento era valido.