Annullato accertamento IMU con risparmio di € 9.000,00

Sentenza del 06/02/2024 n. 264/2024 - Corte Giustizia Tributaria 2° Puglia




Sentenza giudiziaria: Capita ormai sempre più spesso: alcuni Comuni, per fare cassa e aumentare le entrate tributarie, convertono alcune zone agricole in aree edificabili. Ciò consente di aumentare artificialmente il valore dei terreni, grazie all’aumento di IMU e TASI a carico dei cittadini. Al contempo, per i proprietari dei terreni, la nuova lottizzazione spesso non cambia nulla, permanendo l’impossibilità pratica di realizzare edifici o costruzioni di alcun tipo. Infatti, all'ampliamento delle aree edificabili previsto dal Piano Regolatore Generale, spesso non corrispondono i necessari “Strumenti di attuazione”. In tali casi, oltre al danno c’è la beffa: i terreni rimangono inedificabili ma vengono comunque tassati come se lo fossero. Come difendersi, dunque, in tali situazioni? La cosa più logica sarebbe quella di impugnare il regolamento comunale dinanzi al TAR. Tuttavia ciò comporta tempistiche molto strette e costi quasi proibitivi per il normale cittadino. Un'altra strada è quella dell’impugnazione dei singoli avvisi di accertamento che vengono notificati al proprietario dei terreni, per IMU e TASI non pagate. È ciò che abbiamo appunto fatto per un’azienda cliente dello studio. L’impresa aveva accumulato oltre 60.000 euro di debito con un Comune salentino a causa di imposte sugli immobili relative agli anni fra il 2018 e il 2024. I terreni in questione, pur formalmente edificabili, risultavano inutilizzabili per diverse ragioni, fra le quali l’assenza di un piano regolatore particolareggiato e la presenza di diversi vincoli paesaggistici. Nonostante i tentativi di mediazione, il Comune non aveva ceduto alle richieste di revisione dei valori dei terreni e, a un certo punto, aveva notificato gli avvisi di accertamento. Fino ad allora l’amministrazione locale aveva sempre avuto ragione dei proprietari che avevano provato a contestare la lottizzazione dei terreni nell’area, grazie a sentenze che avevano sempre giustificato le pretese comunali. Nonostante i pronostici sfavorevoli, l’azienda ha comunque contestato gli avvisi di accertamento e ha tenuto duro nonostante le prime sconfitte. Alla fine, con sentenza d’appello n. 4186/2024, la Corte di giustizia pugliese di secondo grado ha rideterminato il valore dei terreni edificabili in € 5/mq (a fronte degli € 30/mq richiesti dal Comune), riducendo notevolmente il valore venale dei beni e, quindi, gli importi dovuti. A seguito della sentenza d’appello il nostro Studio si è nuovamente messo in contatto diretto con l’amministrazione comunale ed ha così individuato un percorso condiviso, al fine di adeguare, sia per il passato che anche per il futuro, gli importi da versare ogni anno per IMU e TASI. Il risparmio conseguente a tale strategia è stato notevole: a parte la riduzione dell’IMU per circa € 9.000, collegata all’avviso di accertamento impugnato, (il Comune chiedeva oltre 13.000 euro), il cliente ha avuto vantaggi fondamentali soprattutto in prospettiva futura. Infatti, a seguito della sentenza favorevole, è stato possibile modificare stabilmente, anche per gli anni di imposta successivi, le pretese creditorie dell’Ente comunale.



Pubblicato da:


Antonio Maria Manco

Tributario e Crisi d'impresa-Sovraindebitamento




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